Prosegue la ripresa della domanda e dei prezzi dell'oro

Prosegue il recupero del prezzo dell'oro, salito ai massimi da un paio di settimane grazie al risveglio delle richieste sul mercato fisico favorito dalla debolezza del dollaro, dagli acquisti inoltrati da alcune banche centrali, dalla domanda all'import proveniente dall'India, da operazioni di copertura di posizioni corte. Ieri a Londra il metallo prezioso al 2° fixing è salito a 1.451 dollari, l'oncia, oltre l'1,5% in più rispetto a mercoledi. In serata la ripresa si è accentuata a New York, dove il metallo giallo è arrivato a recuperare oltre il 2 per cento.

Certo, è ancora troppo presto per capire se si tratta di un'inversione di tendenza o di un semplice rimbalzotecnico dopo i forti e recenti cedimenti. Tuttavia sul mercato si notano alcuni segnali incoraggianti e qualche analista ha ripreso a rilasciare previsioni di marca rialzista. Gli ultimi sono quelli di Commerzbank, che ieri hanno parlato per quest'anno di prezzi fino a 1.550 dollari, grazie a una situazione fondamentale del settore in progressivo miglioramento.

La domanda, grazie ai prezzi contenuti ( nonostante i recuperi sono ancora molto vicini ai minimi biennali toccati un paio di settimane fa), sembra essersi risvegliato di colpo. In India, per esempio, sull'oro fisico per consegna immediata si pagano premi di una decina di dollari in più sul prezzo di Londra. Quello che colpisce di più invece è l'attivita d'acquisto di molte banche centrali. Le ultime notizie al riguardo giungono Russia e Turchia, che stanno rafforzando le proprie riserve. Solo nelle prime tre settimane del mese Ankara – secondo stime ufficiali – ha importato 18,52 tonnellate di oro, più di quanto acquistato in marzo. E nell'intero 2012 il paese aveva già accelerato gli acquisti: +51% a 120,78 tonnellate. Un paio di settimane fa era stata la banca centrale dello Sri Lanka a parlare di acquisti: le riserve del Paese erano a 11,6 tonnellate nel 2001 (quando il prezzo dell'oro era ai massimi storici) e da allora sono salite di circa 3,6 tonnellate. Nel primo semestre le riserve della Russia sono salite del di 4,7 tonnellate (a 981,6 tonnellate) e quelle del Kazakhstan di 1,2 tonnellate (a 122,9). Complessivamente, secondo dati del World Gold Council – le banche centrali l'anno scorso hanno aggiunto oltre 534 tonnellate alla loro riserve auree, il massimo da quasi mezzo secolo. Quest'anno la domanda dal settore ufficiale – sempre secondo il Wgc – potrebbe attestarsi tra le 450 e le 550 tonnellate, per un valore superiore ai 25 miliardi di dollari Da notare che proprio gli investitori per eccellenza sono stati quelli che hanno perso di più nell'ultimo periodo, con il forte ridimensionamento dei prezzi. «Hanno acquisto e venduto nei tempi sbagliati – ha sottolineato Walter Hellwig, della BB&T (Alabama) –, ma loro del resto non sono dei traders. E i loro obiettivi sono di lungo periodo». Le loro politiche – salvo casi straordinari – sono comunque rivolte a un rafforzamento delle riserve. E Morgan Stanley prevede che entro il 2018 il settore ufficiale acquisterà altre 655 tonnellate l'anno.

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